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MODA: ABITI ECOLOGICI

abiti ecologici

Quando si parla di prodotti eco-sostenibili si pensa subito a prodotti di genere alimentare come possono essere il caffè, lo zucchero, l’olio…

Infatti i primi prodotti che si sono presentati sul mercato con tale etichetta sono proprio questi ultimi.

Ma oggi giorno la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto delle persone sono alla base anche di nuovi campi di applicazione.

Ed ecco che con grande novità il concetto di “ecologia” si applica anche nel campo della moda.

Ma come si fa a capire se un abito è realmente ecologico?

La risposta può sembrare molto semplice ma in realtà non è così in quanto a livello normativo sia italiano che europeo non c’è un sistema di riferimento chiaro e preciso.

Per prima cosa è opportuno individuare il tessuto: infatti è consigliabile orientarsi su tessuti naturali quali il lino, il cotone e la canapa.

Inoltre, il colore naturale del tessuto potrebbe essere un segnale dell’”origine ecologica” in quanto il trattamento per fissare e tingere i tessuti è abbastanza inquinante a causa dei mordenti utilizzati.

In secondo luogo bisogna rivolgere l’attenzione sui marchi che danno garanzie come: Pura lana vergine e Fair Trade (il marchio di garanzia del Commercio Equo e Solidale gestito in Italia da Fairtrade Italia che nasce come consorzio senza scopo di lucro).

Proprio quest’ultimo chiede ai produttori di rispettare standard ecologici ma solo per quanto riguarda l’utilizzo di materie prime e non per la fattura.

Quindi anche in questo caso risulta molto difficile monitorare tutti i passaggi della lavorazione.

Per questo motivo oggi giorno i concetti di ecologia, sostenibilità e etica risultano essere sempre più interconnessi e,come sempre… non resta che fidarsi!

Paola Di Giovanni

anni Settanta: giovani e femministe

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Negli anni 70 ci furono cortei contro la guerra in Vietnam, occupazioni di scuole e fabbriche, scioperi, manifestazioni contro razzismo aborto divorzio.

Dal 1968 i giovani passarono all’azione concreta della politica e della contestazione. I bersagli più attaccati erano l’autoritarismo e l’oppressione del potere.

La politica entrò tra i giovani e su essa si crearono tribù. Però ci sono stati scontri tra avversari e stragi.

Queste consentirono la presa di coscienza sulla solidarietà e consapevolezza di diritti doveri poteri dei giovani.

Nell’ambito della moda ci fu un ritorno a uno stile molto più austero e concreto che rifiutava colori e travestimenti degli hippie.

L’uniforme era semplice, anonima, uguale e nessuno si differenziava tramite essa. Si comprava in bancarelle e mercatini dell’usato.

Vestiti più usati erano maglione a collo alto, camicia militare, jeans, scarpe scamosciate, eskimo (giaccone verde militare).

I capelli venivano portati lunghi, con barba e baffi. La borsa era sempre piena di libri e giornali.

I neri non acconciavano più i capelli come i bianchi, ma utilizzavano “l’acconciatura afro” lasciandoli crespi e al naturale.

Le compagne avevano un ruolo secondario, fino al 1971 cioè quando ci fu la rivolta femminile.

Questa scoppiò con Germane Greer che invitò le donne a liberarsi dalla sottomissione. Molte bruciavano reggiseni in piazza, smisero di depilarsi.

Non indossavano più abiti attillati e non si truccavano. Indossavano maglioni informi, gonne voluminose, sandali con zeppa.

I canoni della bellezza femminile furono ripudiati perchè espressione del potere maschile.

Vittoria