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MODA: ABITI ECOLOGICI

abiti ecologici

Quando si parla di prodotti eco-sostenibili si pensa subito a prodotti di genere alimentare come possono essere il caffè, lo zucchero, l’olio…

Infatti i primi prodotti che si sono presentati sul mercato con tale etichetta sono proprio questi ultimi.

Ma oggi giorno la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto delle persone sono alla base anche di nuovi campi di applicazione.

Ed ecco che con grande novità il concetto di “ecologia” si applica anche nel campo della moda.

Ma come si fa a capire se un abito è realmente ecologico?

La risposta può sembrare molto semplice ma in realtà non è così in quanto a livello normativo sia italiano che europeo non c’è un sistema di riferimento chiaro e preciso.

Per prima cosa è opportuno individuare il tessuto: infatti è consigliabile orientarsi su tessuti naturali quali il lino, il cotone e la canapa.

Inoltre, il colore naturale del tessuto potrebbe essere un segnale dell’”origine ecologica” in quanto il trattamento per fissare e tingere i tessuti è abbastanza inquinante a causa dei mordenti utilizzati.

In secondo luogo bisogna rivolgere l’attenzione sui marchi che danno garanzie come: Pura lana vergine e Fair Trade (il marchio di garanzia del Commercio Equo e Solidale gestito in Italia da Fairtrade Italia che nasce come consorzio senza scopo di lucro).

Proprio quest’ultimo chiede ai produttori di rispettare standard ecologici ma solo per quanto riguarda l’utilizzo di materie prime e non per la fattura.

Quindi anche in questo caso risulta molto difficile monitorare tutti i passaggi della lavorazione.

Per questo motivo oggi giorno i concetti di ecologia, sostenibilità e etica risultano essere sempre più interconnessi e,come sempre… non resta che fidarsi!

Paola Di Giovanni

Bon Ton nel lavoro

Lavoro

In ufficio si passano circa ottobre al giorno, perciò e uno dei posti dove maggiormente bisogna far uso della buona educazione. Un compagno di lavoro educato, anche se non brillantissimo, verrà sempre ricordato con maggior piacere di quello intelligente e pieno di idee, ma maleducato, rompiscatole e rumoroso. Ogni posto di lavoro ha le sue leggi, il nuovo arrivato deve inserirsi nell’atmosfera dell’ufficio cercando nel più breve tempo possibile di perdere l’aria della matricola. Cercare di essere gentili con i compagni di lavoro non vuol dire cercare subito di arruffianarsi il capoufficio o l’avvocato più importante dello studio legale, né tentare di fare comunella con l’impiegato che ha l’aria di saperla più lunga. Quando il nuovo assunto entrerà al suo posto di lavoro, ci sarà sicuramente qualcuno che si premurerà di presentarlo agli altri. Se questo non succede, sarà lui stesso a presentarsi. Se la nuova arrivata è una donna, gioisca pure dell’attimo in cui il caporeparto si alzerà per andarle incontro. Questo gesto gentile, ma non richiesto sul luogo di lavoro, si vedrà solo due volte: il primo giorno e l’ultimo. La donna in ufficio è un normale lavoratore, e come tale la trattano gli altri. Le cose da fare in ufficio sono poche e precise: lavorare e aspettare con pazienza il momento in cui la propria professionalità verrà riconosciuta e adeguatamente ricompensata, con cariche e denaro.

le cose da non fare sono invece tantissime: vi elenco le più evidenti, in cui forse riconoscerete il comportamento di molte persone, speriamo non il vostro.

Cristina Petrini

Bon Ton nel lavoro (2)

Impiegati

  1. Non usare il telefono con l’aria e la mentalità del bambino che può farsi impunemente una scorpacciata di marmellata. Le telefonate private sul lavoro dovranno essere brevi ed essenziali, come quelle che ricevete dall’amante in  presenza della moglie.
  2. 2. No arredate la vostra scrivania. Metteteci lo stretto indispensabile e cercate casomai di tenerla ordine. Cornici,piante,ricordini molte volte invece di rendere la scrivania allegra la rendono comica.
  3. 3. Non raccontare le barzellette. E’ difficile che facciano ridere e sono un metodo poco sicuro per farsi “strada” anche quando uno fa il comico.
  4. 4. Se siete donna,non fatelo pesare né sottolineando la vostra avvenenza né accusando debolezze e malesseri. Una donna che lavora mira ad essere un uomo di successo.
  5. Non ricevete parenti e amici se non avete un ufficio vostro e soprattutto una ragione importante.
  6. Non scavalcare mai il diretto superiore. Seguire ligiamente la via gerarchica è un modo sicuro per non farsi dei nemici a vita.
  7. Non scaricate le responsabilità di un lavoro malfatto su n collega. Lui non tarderà a riservarvelo stesso trattamento e una piccola disattenzione diventerà un affare di stato.
  8. Se siete donna, non tentate di far carriera passando per il letto del capoufficio. Se siete un uomo non tentate di far carriera passando attraverso la sezione del partito. In ambedue i casi forse farete carriera, ma tutti sapranno perché. E, quando il capoufficio andrà in pensione e il partito in minoranza, vi ritroverete senza carriera, senza amici e con un curriculum di maldicenze più cospicuo della liquidazione.
  9. Non cercate di diventare grandi amici del capoufficio. Sarà poi più facile per lui dirvi: “In nome della nostra grande amicizia ti chiederei di rinunciare alle ferie”: “visto che siamo così amici, non puoi non capire che la situazione è difficile….”.Raramente il capo amico finisce col dire “Ti aumento lo stipendio”. Gli stipendi aumentano per riconosciuta professionalità  e non per riconosciuta amicizia.
  10. Se fuori dall’ufficio avete una brillantissima vita sociale, non perdetevi la mattina nel raccontare le spiritosate dell’onorevole  o del signor conte. Perderete tempo e guadagnerete solo nemici.
  11. Se siete in pensione, non andare continuamente a trovare il vostri colleghi soffermandovi u commenti come “non sei cambiato” o “stai mettendo su pancia”. Lasciate di voi un bellissimo ricordo e, se proprio dovete, fate visite rapide e intense.

Cristina Petrini

Bon Ton nel lavoro (3)

Capi

I capi hanno molti diritti ma anche precisi doveri di comportamento, qualunque sia il modello prescelto, che generalmente oscilla fra due poli .Anzitutto, il modello “all’inglese”:  vestito scuro,scarpe Church marrone brunito, camicia a righe, cravatta tinta unita, tutti dettagli moda che vogliono dire gentilezza distante, collera fredda, minuti contati, ufficio enorme e disadorno, incontri brevi perché sempre una aereo per New York che lo aspetta o un contratto da firmare. Oppure modello “all’italiana”: vestito trasandato, molti ricordi dell’operaio che era, collere violentissime, grandi generosità in nome dell’azienda e della gente che lavora. Prima esistevano solo questi due tipi di capo. Adesso avanza e piace da morire il capo della new economy che ti dà del tu, ti sorride, ti incentiva, ti lusinga ma non esita a fregarti se questo gli conviene. In tutti i casi, di qualsiasi tipo sia, ricordarsi che il capo è un soggetto infido, di cui non bisogna fidarsi. Fate in modo che lui abbia molto bisogno di voi, e voi pochissimo di lui. Sarà questo l’unico modo per arrivare al successo. Quanto al capo, a qualunque genere appartenga, i doveri saranno uguali. Paternalista, amicale o  freddo, si ricordi  che chi lavora per lui molte volte è l’artefice della sua fortuna. Se ha concesso un appuntamento a un dipendente, non interrompa continuamente la conversazione per rispondere al telefono. Avverta la segretaria di chiamarlo solo per questioni importanti. Ascolti chi ha davanti e non dia l’impressione di essere interessato solo a concludere “l’udienza”. Se chi gli sta davanti è un suo collaboratore, il capo non si alzerà né quando entra né quando esce. Se invece si tratta di appuntamenti esterni, accompagnerà alla porta il visitatore.

Cristina Petrini

Bon Ton nelle comunicazioni (2)

Lettera anonima

Una lettera e il suo contenuto dipendono dalla sua firma. Chi non trova il coraggio di porla in fondo alla missiva trovi anche il coraggio di non scriverla. Le lettere anonime non si spediscono e non si leggono. Si cestinano, Esattamente come chi ha la fama di scriverle.

Lettere

Vale più una lettera di dieci telefonate e di venti e-mail .Un messaggio, un biglietto, una parola scritta sono molto più significativi di qualsiasi cosa detta a voce. Naturalmente si scrivono al computer solo le lettere d’affari .chi lo adopera per missive d’amore e d’amicizia si deve scusare di non aver scritto a mano. Ci sono però due casi in cui lettera e biglietti vanno scritti a mano : i ringraziamenti in caso di regali e di ospitalità e le lettere di condoglianze.

Indirizzo sulla busta

Alla coppia vecchio stampo, cognome di lui facendo precedere il nome del signore a quello della signora. Es.: Carlo e Luisa Bentivoglio. Alla signora vecchio stile, usare pure signora. Altrimenti basterà il nome e cognome. Se va invece a un professionista, il titolo professionale abbreviato precederà il nome. per rapporti epistolari di amicizia, niente titoli sulla busta  ma solo nome e cognome. Se vedete un’abbreviazione N.D. vuol dire nobil donna, se invece N.H. vuole dire nobil

uomo.: entrambe molto usate al Sud, poco al Nord.

Linguaggio

Attenti a quel che dite.”Ho un buon feeling con Elisa” è una frase che pronuncia solo un italiano.In Inghilterra e in America, anche con l?elisa migliore, nessuno lo direbbe mai. E’ insomma un dialetto italanglo che non trova corrispondenti nel paese di nascita della parola. Visto che tutti i feeling che noi proviamo lasciano esterrefatti le persone di lingua inglese tanto vale eliminare quel vezzo anglofilo, casereccio, che invece di una persona che sa le lingue fa orecchiante di una platea sbagliata. Molto in voga anche il farsesco modo di dire: ho un buon rapporto con …La conversazione non è una seduta analitica ed è li. solo lì, che si approfondiscono i rapporti. Con….Luisa,Laura,Giovanni o Gerardo si va d’accordo., ci si trova bene, si ha un eccellente collaborazione di lavoro. I vocaboli dell’analisi trasferiti nella vita di tutti i giorni hanno un effetto esilarante che non aiuta a creare un buon rapporto con nessuno. Altro vezzo linguistico da scantonare è l’abusato “diciamo”. Esempi: Ho sentito le sirene dei pompieri. E’ successo qualcosa?”Diciamo che brucia la Rinascente”. E’ vero che la moglie dell’avvocato ha perso la testa per un ragazzo di colore, conosciuto nel loro ultimo viaggio a Cuba?”Diciamo che sono scappati insieme e che lei è incinta”.

Il signore, la signora, lo studente e la studentessa che diciamo hanno un buon feeling fra loro, ma certo niente a che vedere con il buon rapporto che hanno con i loro amici, sono sicuramente quelli che quando tornano da un viaggio fanno questo genere di racconti: “ Abbiamo visto quei tramonti indimenticabili. Visitato quelle ville sontuose .E trovato quell’albergo dei nostri sogni, con quel servizio impeccabile”. Quelli che non sono sfiniti dalla noia al primo “quel”, non  possono che replicare: “Quale,Quale?” I racconti dei viaggi, a meno che non siano tramutati in favole per addormentare i più piccini, devono essere sobri, ma per quanto possibile precisi.

Se il ceto medio ha feeling e buoni rapporti, i ragazzi sono affezionati a “un attimino”, e chi vuol fare l’intellettuale sparge intorno a sé continui “peraltro, quant’altro,sovente.”

Il linguaggio ci rappresenta, ci racconta, ci promuove,ci rimanda.

Cristina Petrini

Bon Ton in società (3)

 Iniziali

Da quando per i “grandi della moda” le iniziali sono diventate un marchio di fabbrica, quella che ra una raffinatezza di pochi si è trasformata in un uso dissennato quanto spersonalizzante.

le iniziali da usare sono solo le proprie e anche quelle in modo discreto. Le userà la ragazza da marito per impreziosire le lenzuola e la biancheria del suo corredo. Le useranno la signora e il signore per i loro fazzoletti di lino-

Iniziali sulle camicie da uomo

Prima erano un segno di casta: quelle cifre evidenziavano coloro che si facevano fare le camicie su misura. Adesso che le camicie generalmente si comprano fatte, la civetteria di farsi aggiungere le cifre è solo fine a se stessa. Ogni gentiluomo possiede nel suo guardaroba qualche vecchia camicia, con le sue iniziali. Sono un elegante segno del passato, oggi attuale come i maggiordomi e i camerieri con i guanti bianchi. Lasciate perdere anche se avete tanti soldi, troverete sicuramente un modo migliore per spenderli. Non dimenticatevi però che la camicia si cambia tutti i giorni. Se è possibile. se avete un impegno serale, anche due volte al giorno. Non pensate che le camicie scure, blu,grigie, rosse,rosa,verdi,durino di più: è una questione di freschezza. Una freschezza che si vede e si sente. Ultimamente, dopo il periodo del rigato, sono tornate di gran moda le camicie bianche, piacciono soprattutto ai giovani quarantenni. I quarantenni che possono permettersi di cambiarsele: immacolate ogni giorno.

Invito

Il modo più semplice e più usato per fare un invito è quello telefonico. Vi sono padrone di casa coraggiose che per un cocktail fanno anche sessanta telefonate. Quanto più  è importante è l’invito, tanto prima devono partire le telefonate: il minimo è una decina di giorni prima.

Si dovranno precisare l’ora, il giorno, e l’occasione per cui il ricevimento viene fatto.

L’invitato non deve essere messo nella situazione di chiedersi perplesso se va a una cena seduta di quindici persone o una cena in piedi di sessanta. Dalla quantità di persone e dall’ora di inizio del party dipenderà infatti il modo di vestirsi. Se gli invitati superano le cinquanta persone, è da preferirsi la formula più pratica dell’invito scritto. Se a dare la cena è una singola o un singolo, meglio invece ripiegare sul telefono: Esempio del biglietto scritto che farete stampare da un tipografo di fiducia:

Andrea e Francesca Sperelli

in casa per…………

il giorno ……. alle ore…..

r.s.v.p.  Milano-  via vivaio,1

 

Cristina Petrini

Bon Ton sul funerale

 Funerale

A parte gli stretti parenti e amici del defunto, per i quali spesso il funerale è una circostanza tragica, per quasi tutti gli altri può essere un momento mondano, di grande intensità.

Infatti, si può mancare a un cocktail, ma mai a un funerale che conta. Va considerato anche il vantaggio, che mentre nei cocktail è indispensabile brillare in qualche modo, e questo non sempre riesce bene a tutti, ai funerali, invece, si può fare un’ottima figura anche stando assolutamente zitti.

La lista degli affari, e persino degli amori, intrecciati seguendo un fertro importante è notoriamente molto lunga.

Bon ton verso l’ultima compagna. In questi tempi di famiglia allargata e di longevità, capita spesso che oltre a una ex moglie, certe volte non ancora separata, che sicuramente si rimpossesserà del defunto, ci sia la sua compagna degli ultimi anni.

E’ l’elemento più debole della catena. A lei non vanno pensioni, molto spesso non ha figli, le rimangono solo i ricordi dell’ultimo “meraviglioso” periodo. Non rovinateglielo ignorandola e facendole sentire solo sua una convivenza che ha diviso anche con i suoi amici.

Ogni donna che ha vissuto con un uomo per un lungo periodo, dopo la sua morte è una moglie.

Comportatevi con lei come se lo fosse stata. Il funerale, di solito, è anche l’ultimo momento nel quale è possibile vedere i parenti del defunto non in lite fra loro: con l’apertura del testamento, infatti, si apriranno anche le ostilità.

Proprio perché si tratta di un’occasione mondana importante, il funerale ha le sue regole. La prima riguarda la puntualità. Mentre a tutti gli altri tipi di ricevimento è d’uso, e chic, arrivare un po’ in ritardo, di fronte alla morte bisogna essere precisi. E’ proibito tentare di sgattaiolare via a metà funerale: il feretro va accompagnato fino in fondo. Se uno si vuol far vedere ma non vuole assistere alla cerimonia, ci sono ogni modo due possibilità precise: o si arriva all’inizio o si arriva alla fine.

I più esperti fanno così. Il vestito, va da sè, non deve essere sgargiante e va intonato al momento: nero, blu, o, per lo meno grigio scuro. Anche l’atteggiamento deve essere quello che ci si aspetta da tutti in simili casi: discreto,silenzioso,compunto. Soprattutto, non bisogna avere l’aria di volersi far

notare dai parenti: questi, intanto, notano tutto, benché affranti dal dolore.

In genere, se lo scomparso o la scomparsa godeva di vasta notorietà, c’è una veglia, che precede il funerale vero e proprio, o in casa o in un luogo legato particolarmente alla vita e alle opere del defunto. Anche qui, valgono le stesse regole: farsi notare poco, essere composti,non piangere disperatamente e non sbirciare sempre verso la porta per vedere se arriva quell’amministratore delegato che si vuol tanto incontrare.

E’ importante, infine, ricordare un’ultima cosa: ai funerali non è nemmeno necessario essere invitati.

Basta avere un vestito scuro e una faccia di circostanza.

Attenti, però, a non esagerare: gli “imbucati” ai funerali sono più chiacchierati (e disapprovati) degli “imbucati” a un ballo a corte.

Cristina Petrini

Bon Ton sul fidanzamento

Fidanzamento

E’ adesso un parola molto abusata. “fidanzato” è il ragazzo dell’estate,”fidanzato” l’amante di lunga durata, “fidanzato” persino il vecchio convivente di settant’anni, che a trenta divide casa  letto.

I più irriverenti si appellano anche chiamandosi concubini ma è molto più pesante.

Continua a resistere però anche il fidanzamento ufficiale,relegato alle coppie più giovani e alle più tradizionali. Normalmente il fidanzamento ufficiale è preceduto a una conversazione informale fra il futuro fidanzato e il padre della ragazza. ’incontro cercherà di essere il più amichevole possibile, anche se si toccheranno questioni finanziarie. Presentarsi per quello che si è, senza inventarsi zii d’America o parlare più di speranze che di realtà. Dopo il colloquio, che ambedue i partecipanti cercheranno di rendere il meno imbarazzante possibile, una cena o una colazione saranno la migliore maniera per far conoscere le due famiglie.

In caso di genitori separati o divorziati ci sarà una riunione provvisoria dei due ex per andare a conoscere i futuri parenti. Niente patrigni o matrigne in prima fila, nemmeno se ricchissimi e rassicuranti.

Se la futura suocera e la probabile nuora ancora non si conoscono, sarà quest’ultima ad andare in visita dalla prima. In questo primo incontro, la ragazza arriverà con un mazzolino di fiori. Cercherà di essere, sia nel vestire sia nel parlare, il più possibile se stessa, senza tentare in nessun modo di conquistare con una diversa personalità la futura suocera.

Dopo questi preliminari, il fidanzato donerà il tanto sospirato anello. Comunque sia, questo anello verrà sempre accettato con gioia, specialmente se si tratta di un gioiello di famiglia e verrà portato sempre finchè non arriverà la fede.

Anche le pietre parlano, il rubino è simbolo di devozione e rispetto, lo zaffiro d’imperituro amore, lo smeraldo di speranza, il brillante invece è vincolo eterno.

Evitare le perle, che secondo la tradizione portano lacrime.

La fidanzata a sua volta regala o un orologio d’oro o dei gemelli. Oggi va bene anche il computer.

Nel caso di rottura di fidanzamento, l’unico dovere è restituire l’anello.

Cristina Petrini

Bon Ton in giro (2)

Fila

Situazione tipica della moderna società. Cinema, aeroporti, stazioni,taxi,ristoranti,banchi di frutta e verdura ai mercati. Anche se la moderna società premia i furbi non lasciatevi cogliere dalla tentazione di passare avanti: fate la fila.

Fiori

Mandate spesso fiori, piaceranno e commuoveranno le donne. Sorprenderanno e stupiranno il fortunato maschio che s vedrà recapitare un lunga rosa (unica forma floreale ammessa per gli uomini).

Normalmente ogni persona che ha un’intensa vita sociale  amorosa dovrebbe avere un fioraio di fiducia. Ci sono occasioni rituali in cui è gentile e3 quasi obbligatorio mandare fiori:nascite,matrimoni,ringraziamenti. I fiori non sono uova e non si mandano a dozzine, ma sempre in numero dispari.

Bene una rosa, micragnoso tre, benino sette, meglio ancora undici e via crescendo. Anche nei fiori esiste un linguaggio. Rose rosse:passione. Rose gialle:gelosia. Se non avete dunque un sentimento preciso, puntate su quelle rosa o sugli svariati fiori di stagione che vi farete di volta in volta consigliare dal vostro fioraio.

I fiori che fanno più effetto sono quelli che hanno un’aria pensata. Meglio un mazzetto di violette mischiato a dei giacinti che una pianta di ciclamini.

Anche nella scelta, metteteci sempre dentro qualcosa di voi. Solo se siete fuori città e dovete invece inviare il vostro messaggio fiorito, è permessi il biglietto scritto a mano dal fioraio, dove però ci sarà unicamente il nome e nessuna frase allusiva. Anche se avete in corso un consiglio di amministrazione,dovete trovare il tempo per scrivere di vostro pugno il biglietto all’amata, alla mamma, alla contessa per la cena di ieri sera.

Se ricevete dei fiori, ricordate di ringraziare o di persona o le più formali lo fanno ancora con un biglietto.

Fumo

Prima si poteva, adesso non più, è sconsigliato, addirittura proibito, in quasi tutti i posti pubblici. Chi non fuma, ormai molti, e chi fuma, piccole frange ribelli che oltre alle sigarette difendono il loro diritto a sbagliare, deve solo fare in modo che la sua decisione di optare per la salute o per l’indipendenza non vada a scapito degli altri. Dove il fumo è proibito per legge lo dice la parola e lo sottolineano le multe si sta a testa alta e sigaretta spenta.

Per strada, nei prati, al mare, in montagna, insomma all’aria aperta tutti liberi con un portacenere a portata di mano.

Ogni fumatore incallito dovrebbe avere il suo portacenere in tasca, minuscolo,pratico, leggero da vuotare poi nel cestino.

In Giappone e in Cina fanno così, se il vostro, fumoso, spirito libero non lo vuol fare si ricordi che la cicca è cosa sua e non un ricordo di se stesso la lasciare agli altri. Per la fortuna di chi ama ancora il fumo esistono case privilegiate,ovvero quelle in cui i padroni consentono ogni libertà. Anche sapendolo, anche essendo molto amici è d’obbligo chiedere il permesso, ci può essere sempre qualcuno a cui da fastidio e allora bisogna ricordarsi che ha ragione lui, la legge è dalla sua.

A casa,in ufficio,in giro per il mondo siate una persona che ha smesso di fumare senza odiare i fumatori o un fumatore che capisce i diritti di chi ha vinto la sua battaglia.

Sigari o pipa seguono le stesse regole: chiedere il permesso,sempre.

Cristina Petrini

Bon Ton in società (2)

Educazione

Maturando, ci si rende conto sempre più chiaramente dell’importanza essenziale dell’educazione. Il punto è riuscire a maturare prima dei settant’anni, in modo da rendere la vita meno pesante a chi ci sta vicino. Segno sicuro di maturità è quello di chi comincia a considerare con la dovuta sensibilità e senza supponenza tutte le cosiddette convenzioni, regole e usanze.

Diffidate di chi vuol ignorare l’educazione in nome della spontaneità e dei sentimenti. Sono persone che non hanno ancora scoperto una cosa importantissima: l’educazione dei sentimenti.

Eleganza

Si può cercare di impararla, comprarla e copiarla. Anche l’allievo più attento e motivato non sarà però mai elegante come chi ce l’ha innata.

Esibizionismo

Può essere di moltissimi generi, e comunque è presente un po’ in tutti. Si possono esibire i miliardi, la bellezza, le donne, i maschi, la cultura e persino i bambini. Se offre sicuramente molti piaceri a chi lo pratica, spesso l’esibizionismo suscita anche un certo fastidio in chi lo subisce. L’unica regola, quindi, pare quella di impegnarsi per contenere e affinare, nei limiti del possibile, l’esibizionismo, proprio e altrui.

Il desiderio di essere protagonisti è anche di una certa utilità sociale. E un ricevimento o un pranzo senza un protagonista sono avvenimenti sbiaditi.

E’ quasi impercettibile la differenza che distingue il protagonista dalla macchietta. Regole per stabilire in che cosa consista questa differenza non ci sono: ciò spiega perché molti troppi lo ignorino così disinvoltamente.

Il miglio protagonista è quello di cui tutti si accorgono solo a festa finita o meglio a festa successiva.

E l’esibizionismo in amore? E’ importantissimo, la molla di molte cose, ma il vostro esibizionismo amoroso dovrebbe riuscire nell’impresa difficile di incantare gli altri, senza irritarli. Questo può succedere solo per brevi, momenti.

Cristina Petrini