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A CASA DEI SUOI PER LA PRIMA VOLTA… COSA INDOSSARE?

stile bon ton

E’ la prima volta che andiamo a casa dei suoceri?

Niente panico il buon senso ci aiuterà a saperci comportare, muove e soprattutto vestire!

Infatti se l’atteggiamento è fondamentale in queste situazioni è anche vero che l’abbigliamento gioca sicuramente la sua parte, una parte fondamentale!

Ebbene si, è proprio come in un colloquio di lavoro: la prima impressione è quella che conta!

Ed è proprio per questo che non possiamo permetterci di perdere la calma!

Quindi infiliamoci sotto la doccia e facciamoci una bella rinfrescata, dopo di che selezioniamo la mise più adatta.

Il consiglio in realtà è quello di avere già un’idea di cosa indossare, magari di aver fatto anche qualche “prova”, per non arrivare totalmente impreparata al fatidico giorno.

Infatti in quest’ultimo caso si può correre il rischio di cadere nell’angoscia dell’ultimo minuto optando poi alla fine per l’abito… che mettiamo tutti i giorni.

Per noi, questo è un giorno speciale e vogliamo essere perfette, dobbiamo esserlo!

Abbiamo fatto colpo su di lui ma sarà altrettanto facile farlo su i suoi genitori?

E a questo punto interviene tutto il nostro amore per la moda e… il bon ton!

L’abbigliamento ideale per un’occasione del genere, infatti, è sicuramente una mise sobria ma allo stesso tempo accattivante.

Come sempre dobbiamo far in modo di lasciare il segno e ciò che può aiutarci è sicuramente una bella camicetta con le ruches. Romantica e di classe è adatta a tutte le situazioni e si abbina perfettamente sia sui pantaloni che sulle gonne.

Ma fate molta attenzione: mai indossare mini! Potrebbero essere deleterie… soprattutto se si tratta di una famiglia all’antica!

Paola Di Giovanni

MODA MARE UOMO 2010: E’ L’ESTATE DEL COLORE

moda uomo

Ebbene quest’estate si preannuncia calda e molto colorata, soprattutto sulle passerelle delle sfilate di moda.

E se è vero che in fatto di abbigliamento alle donne in estate tutto è concesso è anche vero che nel 2010 gli uomini non sono da meno. Tutte le griffe più famose hanno infatti proposto modelli di stile dai colori più eccentrici e vivaci e, contro ogni aspettativa, è l’uomo colui che stupisce di più.

Da sempre castigato in abiti più o meno formali, il maschio, per avvalersi di tale titolo, è sempre stato contraddistinto da un abbigliamento dalle tonalità più matte, soft e insomma, a volte anche un po’ noiose!

Ma negli ultimi anni lo scenario è cambiato e, soprattutto nel 2010, finalmente anche l’estate degli uomini è un tripudio di fantasie e colori.

Da Armani a Galiano, da Marciano a Ferrè, il sesso maschile si prefigge un’unica prerogativa: stupire e soprattutto stupirsi.

E, per sentirsi veramente “vivi”, c’è solo l’imbarazzo della scelta a partire dallo stile inconfondibile di Custo Barcelona con i suoi disegni, le fantasie geometriche e i volti stampati sulle magliette, fino ai modelli Desigual dalle tonalità quasi sconnesse che coniugano colori che mai in vita nostra ci saremmo mai sognati di associare come il blu col nero, il nero col marrone… insomma una controtendenza, uno shock che fa chic.

E ancora, sulle passerelle di Guess by Marciano sfilano i colori più insoliti, tonalità che in passato mai si sarebbe pensato di far indossare ad un uomo… si passa da pantaloni, con un classico stile a sigaretta, di colore rosa antico, alle t-shirt viola, porpora e addirittura fucsia.

Cose da matti che tempo fa avrebbero suscitato male lingue e che oggi, invece, fanno tendenza e si fanno largo per diventare vero e proprio fashion style!

Paola Di Giovanni

anni Ottanta: le tribù (parte I)

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 Negli anni 80, tra i teenagers la politica passò in secondo piano ed erano stanchi di manifestazioni e conflitti. Erano molto edonisti, viziati e individualisti.

Lo stile punk non c’era più e si seguiva la musica inglese, con l’unica eccezione dei rasta e della moda italiana.

Il new romantic nacque dal glam di cui ereditò soprattutto la cura per l’apparenza. Non sopportavano i punk e decidevano chi far entrare nei loro club in base all’abbigliamento.

La loro musica era il pop elettrico. Per l’abbigliamento si ispiravano a Medioevo, ‘700 e al look piratesco.

Indossavano le camicie ornate da ricami gale pizzi nastri, i gilet di broccato colorati e luccicanti, i pantaloni alla zuava e i foulards. Portavano i capelli cotonati e trucco pesante.

Vagamente come il new romantic, il dark o neogotico usava solo il colore nero. Erano riflessivi, pessimisti, amavano i poeti maledetti e il rock ipnotico e tenebroso.

I musicisti erano Joy division, Cure, Bauhaus con catene, ciondoli, orecchini col crocifisso capovolto, teschi e scheletrini.

Avevano il volto pallido, emacinato, il rossetto sbavato, i capelli ampi e cotonati. Il dark non è mai passato di moda.

Nacque il suond heavy metal, rock duro e veloce, che era oggetto di un amore incondizionato e fedele.

Il look di questi  metallari consisteva in capelli lunghi e sciolti, giubbotti di pelle nera, borchie, teschi, tibie, t-shirt nera, jeans strettissimi e polsini con borchie.

Vittoria

anni Settanta

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Ma gli hippie rimasero delusi: negli anni 70 c’erano ancora guerre e ingiustizie sociali. Inoltre: crisi economica, disoccupazione, incertezza.

Alcuni dei più svantaggiati protestavano e i gruppi di estrema destra diedero il via alla “strategia della tensione” tentando di creare disordine per poi fare un colpo di mano autoritario.

Inoltre, tra donne neri studenti crebbe l’attivismo politico e capirono di avere un’identità di gruppo. Di conseguenza tesero all’evasione, al disimpegno, all’individualismo.

Nella moda tutti si diedero all’esagerazione e ogni gruppo si chiuse nella propria uniforme. L’alta moda era in difficoltà data la crisi economica.

Gli stilisti si dedicavano al pret-à-porter che iniziò a concentrarsi sulle esigenze della gente comune. L’eleganza era nel classico e nell’essenziale.

Gli uomini indossavano l’abito in tre pezzi ma il taglio cambiò: giacche corte strette svasate, pantaloni scampanati, cravatte larghe e corte.

Le donne portavano gli indumenti in jersey di Muir e Rykiel, tailleur maschili di Saint Laurent, Calvin Klein e Ralph Lauren crearono uno stile di pochi indumenti adatto per tutte le stagioni.

Sport e discoteche erano di gran moda. Gli abiti avevano colori sgargianti ed erano attillati.

Abiti sportivi erano: calzamaglie, felpe, scaldamuscoli, scarpe da ginnastica. Da discoteche erano: lamé, lustrini, paillets, orli arricciati, tacchi a spillo. Mentre gli uomini copiavano John Travolta.

Ripresero abiti del passato: camiciette e gonne lunghe. Saint Laurent si ispirò agli zingari: pantaloni larghi in stivali, cappelli, bordi di pelliccia.

Prendevano spunto dall’oriente: yoga, turbanti, parei, kaftani, pantaloni alla turca.

Vittoria

anni Sessanta: minigonna

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Con la liberazione delle gambe, entrarono in scena le minigonne. Per i benestanti era il simbolo della decadenza dei costumi.

Invece per le ragazze era un simbolo di liberazione e gioia di vivere. Questo avvenne per la prima volta negli anni Sessanta.

Mary Quant aprì nel 1958 la sua boutique Bazzar. Fin dall’inizio intuiva i desideri e le preferenze della sua clientela.

Proponeva abiti che piacevano prima di tutto a lei, come Chanel. La sua linea Ginger Group era composta da indumenti semplici, pratici ed economici.

Era formata da scamiciati di flanella a scacchi o a righe, pantaloni a vita bassa, cintura alta, gonne pieghettate o svasate.

Nel 1964 creò la minigonna con gambe nude o con collant in nylon. I collant erano colorati, con disegni fantasiosi e fiori.

Indossavano stivali in vinile, colorati, di altezze diverse. Quelli più alti avevano cerniere o lacci per farli aderire perfettamente.

Per far conoscere la minigonna Quant fece una tornée dove c’erano ballerine che danzavano in minigonna musica pop.

La minigonna rappresentò un importante passo verso la democrazia: finalmente era la strada a dettare la moda.

Erano contro la minigonna benpensanti, medici per reumatismi, industrie tessili, alcuni uomini. Nonostante questi e la sua involuzione con gli hippies, è inamovibile dalla moda. Grazie al potenziale liberatorio e democratico del suo significato originario.

Vittoria

anni Cinquanta: il rock’n'roll

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I zazous, hipters e beatnik erano intellettuali. Ma gli altri giovani non lo erano.

Amavano motociclette e auto veloci. I miti erano Marlon Brando e James Dean. La divisa era formata da t-shirt, jeans e giubbotto di pelle nera.

I loro valori erano amicizia e coraggio. Amavano la velocità e le donne erano solo fedeli compagne. Spesso erano considerati teppisti e accusati di atti vandalici.

Lo stesso valeva per i teddy boys che vestivano uguale ma non amavano moto ne avevano le loro stesse origini.

Tutti questi ribelli avevano in comune l’amore per la nuova musica di questi anni: il rock’n'roll.

Questo genere musicale fu lanciato nel 1955 da Bill Haley. Unisce country e rhythm’n'blues. Aveva un ritmo frenetico.

Le ragazze che lo ballavano indossavano abiti seducenti ma anche comodi per dare una totale libertà nei movimenti.

L’abito consisteva in maglie o camicette aderenti, gonne svasate scozzesi lunghe fino al ginocchio, strette cinture, sottogonne, calze corte, scarpe basse.

I capelli venivano legati dietro la nuca. I ragazzi indossavano camicia, maglione, pantaloni sportivi o jeans e portavano i capelli impomatati all’indietro con ciuffi sulla fronte.

Il 28 gennaio 1956 Elvis Presley, 20enne, comparve in tv col suo sensuale movimento del bacino. Coi jeans attillati, scarpe bianche e nere.

Il suo stile fu poi chiamato rockabilly e fu un importante segno di identificazione. Mescolava elementi di diversi gruppi giovanili e i jeans divennero l’indumento giovanile per eccellenza.

Vittoria

anni Trenta: abbigliamento maschile

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Gli anni Trenta sono stati difficili per la faticosa ripresa economica, la crisi, la disoccupazione, i conflitti sociali e soprattutto la nascita delle dittature di estrema destra.

Comunque i consumi subirono una recessione, soprattutto per i ceti medi e alti. Ostentare agiatezza era passato di moda.

I nuovi media diffusero “l’internazionalismo culturale”, cioè uomini e donne di tutto il mondo trovarono una comune fonte di ispirazione nei divi del cinema. E i grandi magazzini aiutavano la loro diffusione.

La moda maschile era morbida e comoda, tessuti più leggeri e vistosi, giacche e soprabiti con spalle più larghe e imbottite, pantaloni più larghi con cintura e cerniere lampo.

Le camicie erano bianche, non più inamidate, colletto morbido e polsini. Per il giorno usavano l’abito intero mentre per le cerimonie la redingote.

In estate le camicie avevano il collo aperto e senza cravatta. Ci fu una grande espansione dell’industria della maglia. Il tessuto poteva essere tagliato e cucito perfettamente.

I maglioni fantasia degli anni Venti furono sostituiti da modelli più semplici con scollatura a v o a polo. Le calzature estive erano più comode e leggere.

Le più usate erano scarpe scamosciate, mocassini, scarpe di tela, sandali in pelle. Il cappello era il feltro moscio, a volte con una banda di seta.

I capelli venivano portati corti e con la sfumatura alta. Si usavano sottili baffetti per imitare attori famosi come Clark Gable.

Gli accessori erano orologi da polso, che sostituirono quelli da taschino, perchè più comodi da usare in viaggi, alla guida e in attività sportive.

Vittoria

anni Venti e Trenta: sport

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Tra le due guerre, gli sport divennero sempre più popolari. Nel 1926 Gertrude Ederle attraversò a nuoto lo stretto della Manica.

Nel 1928 le donne furono ammesse alle Olimpiadi e nel 1932 Amelia Earhart sorvolò da sola l’Atlantico.

Gli sport più popolari erano la caccia, il golf, l’equitazione, il tennis e lo sci. I campioni sportivi erano imitati quanto le stelle del cinema.

Suzanne Lenglen, tennista, indossava gonne pieghettate al polpaccio e maglie o vestiti interi senza maniche, disegnati da Patou.

Nel 1933 Alice Marble indossò pantaloncini corti sopra al ginocchio, suscitando molto scalpore. Per lo sci usavano seta, lana, jersey, velluto con polsini aderenti ed elastici e chiusure lampo.

L’abbronzatura non era più considerata volgare ma divenne un nuovo status symbol. Le località di mare più frequentate erano quelle francesi e quelle in California.

Ci si poteva mostrare nudi e uomini e donne potevano star insieme in spiaggia. I costumi femminili erano molto ridotti e in stoffe elastiche.

Gli accessori erano le cuffie in gomma, i teli da avvolgere intorno al corpo, i pantaloni ampi  e i prendisole. I copricapi erano flosci.

Le calzature erano sandali, scarpe di tela, espadrillas. Nacquero i primi oli abbronzanti e creme protettive.

Il primo fu lanciato nel 1927 da Patou e fu chiamato Chaldee. Contemporaneamente apparve Ambre Solaire e la Max Factor vendeva una gamma di cosmetici per la carnagione abbronzata.

Vittoria

novecento: gli anni Venti

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Dopo la Prima guerra mondiale la moda, come tutto il resto, fu invasa dalla libertà. Le donne che avevano lavorato erano più indipendenti.

Erano di moda locali notturni, abiti succinti e trucco pesante. I ceti medi e alti vivevano nel benessere e ottimismo.

Le città si ingrandirono, politica affari malavita crearono al loro interno varie alleanze. La Borsa dava enormi guadagni. Sono i “roaring Twenties” i ruggenti anni Venti.

Ma la miseria delle classi basse, i debiti statali, il crollo della borsa di New York nel 1929 sconvolsero tutto e provocarono una recessione.

Contemporaneamente in Europa c’erano conflitti ideologici, nacquero le dittature di destra con Mussolini. Però le arti erano sempre più razionali e moderne. La sartoria sperimentò nuovi tagli e forme.

C’erano grandi magazzini, vendite per corrispondenza, tessuti artificiali e sintetici. Quindi abiti meno costosi e accessibili a tutti.

Nell’abbigliamento maschile non ci furono grandi novità. I tagli erano più morbidi e comodi, il giromanica più largo, le giacche più lunghe e i pantaloni meno stretti.

La cravatta era colorata e le scarpe sportive. I cappelli più usati erano l’amburgo e il panama in paglia pregiata.

Il duca di Windsor e il grande Gatsby rappresentavano gli ideali di eleganza. Chi non si poteva permettere gli abiti su misura pregiati, poteva comunque trovarne delle belle imitazioni nei grandi magazzini.

Vittoria

novecento: la guerra nella moda

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Con la Prima guerra modiale (1914-1918) le vicende belliche minacciarono la vita civile, sconvolgendola.

La Rivoluzione russa esiliò gli aristocratici e la piccola e media borghesia ebbe la possibilità di cambiare le basi della società.

Persone di tutte le classi sociali lavoravano insieme e si creano nuovi per le donne anche in campi maschili (postine, autiste, insegnanti).

In Inghilterra e in America molte donne lavoravano nell’esercito come infermiere e ausiliarie. Indossavano uniformi o abiti militari.

Le loro gonne erano larghe e al polpaccio. Si calzavano stivali bassi e aderenti, lunghi fino al ginocchio.

I tessuti scarseggiavano e le gonne si strinsero alle caviglie, vita alta, creando una linea ad anfora. Si lasciava scoperta la gola e il busto era morbido e basso.

Nel 1914 Mary Phelps Jacob brevettò il primo reggiseno formato da due fazzoletti uniti da un nastro. I capeli venivano tagliati corti.

Dopo la guerra, la moda militare rimase. Gli abiti dovevano essere comodi e sobri. I colori erano neutri, le scollature larghe, i soprabiti con tasche, si usavano reggiseni e pantaloni.

La sera invece si usavano viola, fucsia e tessuti come satin broccato lamé dorato. I corpini erano trasparenti e guarniti con frange perline nappe.

Si inventarono balli come il fox-trot e lo “scandaloso” tango.

Vittoria