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MODA: ABITI ECOLOGICI

abiti ecologici

Quando si parla di prodotti eco-sostenibili si pensa subito a prodotti di genere alimentare come possono essere il caffè, lo zucchero, l’olio…

Infatti i primi prodotti che si sono presentati sul mercato con tale etichetta sono proprio questi ultimi.

Ma oggi giorno la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto delle persone sono alla base anche di nuovi campi di applicazione.

Ed ecco che con grande novità il concetto di “ecologia” si applica anche nel campo della moda.

Ma come si fa a capire se un abito è realmente ecologico?

La risposta può sembrare molto semplice ma in realtà non è così in quanto a livello normativo sia italiano che europeo non c’è un sistema di riferimento chiaro e preciso.

Per prima cosa è opportuno individuare il tessuto: infatti è consigliabile orientarsi su tessuti naturali quali il lino, il cotone e la canapa.

Inoltre, il colore naturale del tessuto potrebbe essere un segnale dell’”origine ecologica” in quanto il trattamento per fissare e tingere i tessuti è abbastanza inquinante a causa dei mordenti utilizzati.

In secondo luogo bisogna rivolgere l’attenzione sui marchi che danno garanzie come: Pura lana vergine e Fair Trade (il marchio di garanzia del Commercio Equo e Solidale gestito in Italia da Fairtrade Italia che nasce come consorzio senza scopo di lucro).

Proprio quest’ultimo chiede ai produttori di rispettare standard ecologici ma solo per quanto riguarda l’utilizzo di materie prime e non per la fattura.

Quindi anche in questo caso risulta molto difficile monitorare tutti i passaggi della lavorazione.

Per questo motivo oggi giorno i concetti di ecologia, sostenibilità e etica risultano essere sempre più interconnessi e,come sempre… non resta che fidarsi!

Paola Di Giovanni

PROFESSIONE FASHION DESIGN

fashion designer

Una professione che “va di moda”? quella del Fashion Design!

Per approcciare a questo tipo di attività è possibile seguire dei master e dei corsi di specializzazione in Fashion design al Campus della Moda di Carpi (MO).

Essi sono volti a sviluppare il potenziale creativo, tecnico e intellettuale dei designer che nel campus possono trovare tutti gli strumenti necessari per ideare e creare collezioni innovative e di un livello adatto a quelli richiesti oggi dal mercato internazionale.

Il master, nato un anno fa, costa 14.000 euro circa e trova il suo punto di forza nella localizzazione geografica.

Esso infatti sorge in uno dei più noti distretti industriali della moda avvalendosi dell’esperienza e della professionalità di chi lavora già nel campo e conosce bene quali sono le richieste del mercato.

Inoltre l’ultima novità è quella di respiro internazionale: infatti ci saranno studenti e docenti provenienti da tutto il mondo e si parlerà in inglese!

Il master dura 6 mesi ai quali seguiranno 3 mesi di stage in azienda.

Questi ultimi risultano di fondamentale importanza per mettere in atto tutte le competenze acquisite e dare dimostrazione delle reali capacità dello studente.

E’ proprio durante lo stage che, infatti, un’azienda è in grado di pesare e stabilire le reali aspettative che si possono avere nei confronti del soggetto ospitato.

Infine lo stage può rivelarsi fatale in quanto è in grado di offrire reali possibilità di lavoro.

Insomma si tratta di un periodo di formazione in cui bisogna assorbire informazioni e competenze come una spugna, bisogna farsi apprezzare e dare il massimo perché… chissà, in azienda ci si potrebbe anche rimanere ed essere assunti!

Paola Di Giovanni

la curiosità per la moda

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Dal momento che prendiamo la moda sul serio, dobbiamo essere convinti che il comportamento che ci spinge a seguirla non è passeggero.

Il new look è la sorte della moda e del comportamento che detta. Quindi la recettività dell’uomo per il nuovo è un presupposto del comportamento alla moda.

Così si parla di curiosità, uno schema comportamentale con cui l’uomo si rende disponibile al nuovo. La curiosità ha fine solo una volta finite tutte le possibilità dell’esistenza.

La curiosità porta al cambiamento. Su questo specula l’industria che offre nuovi prodotti al posto della moda attuale.

Però la moda non è figlia dell’economia: se non ci fosse la curiosità tutte le offerte dell’industria, per quanto allettanti, non porterebbero a nulla e non riuscirebbero a cambiare moda.

Ciò che rende possibile il successo dell’industria è l’istintiva disponibilità dell’uomo verso il comportamento dettato dalla moda, che quindi non è creato dall’industria.

Al cambiamento contribuisce anche uno sterminato ampliamento dell’influenza della moda, il suo assortimento.

Questo nasconde delle carenze di capacità inventiva, ma il nuovo si farà sempre strada. La vera moda è sempre “nouveauté”.

Il termine “novità” cela un significato molto allettante grazie alla sua allusione all’ignoto. Vi rientra il periodo da sperimentazione.

Durante queste fase si compie un processo di selezione e controllo per stabilire quali delle nuove possibilità devono essere accolte.

Vittoria