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MODA: ABITI ECOLOGICI

abiti ecologici

Quando si parla di prodotti eco-sostenibili si pensa subito a prodotti di genere alimentare come possono essere il caffè, lo zucchero, l’olio…

Infatti i primi prodotti che si sono presentati sul mercato con tale etichetta sono proprio questi ultimi.

Ma oggi giorno la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto delle persone sono alla base anche di nuovi campi di applicazione.

Ed ecco che con grande novità il concetto di “ecologia” si applica anche nel campo della moda.

Ma come si fa a capire se un abito è realmente ecologico?

La risposta può sembrare molto semplice ma in realtà non è così in quanto a livello normativo sia italiano che europeo non c’è un sistema di riferimento chiaro e preciso.

Per prima cosa è opportuno individuare il tessuto: infatti è consigliabile orientarsi su tessuti naturali quali il lino, il cotone e la canapa.

Inoltre, il colore naturale del tessuto potrebbe essere un segnale dell’”origine ecologica” in quanto il trattamento per fissare e tingere i tessuti è abbastanza inquinante a causa dei mordenti utilizzati.

In secondo luogo bisogna rivolgere l’attenzione sui marchi che danno garanzie come: Pura lana vergine e Fair Trade (il marchio di garanzia del Commercio Equo e Solidale gestito in Italia da Fairtrade Italia che nasce come consorzio senza scopo di lucro).

Proprio quest’ultimo chiede ai produttori di rispettare standard ecologici ma solo per quanto riguarda l’utilizzo di materie prime e non per la fattura.

Quindi anche in questo caso risulta molto difficile monitorare tutti i passaggi della lavorazione.

Per questo motivo oggi giorno i concetti di ecologia, sostenibilità e etica risultano essere sempre più interconnessi e,come sempre… non resta che fidarsi!

Paola Di Giovanni

anni Ottanta

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Gli anni Ottanta sono stati l’epoca dei progressi tecnologici, della ricchezza ostentata, dell’individualismo, dell’edonismo, della tirannia dell’immagine e del look.

L’economia inventò nuovi bisogni per l’individuo, facendoli credere che la felicità sta nel successo e nel benessere economico. E che non c’era più senso critico.

Il pret-à-porter aveva ancora la meglio sull’alta moda e, alla base delle variazioni industriali, c’era un’uniformità e coerenza di fondo perchè la produzione industriale doveva pianificare.

Negli anni 80 era il mercato a dettar leggi, non più gli stilisti. Rimase comunque la convinzione che l’abito è un’emanazione dello stilista e ne porta l’impronta.

Secondo Volli, mancava il rapporto personale con lo stilista di cui rimaneva solo il marchio.

Si affermò il consumo di marca. Non si valutava più il prodotto o il rapporto qualità/prezzo, ma la marca. Così iniziò la falsificazione.

Questa però, da un lato, non era un inganno. Infatti, se l’apparenza era più importante della sostanza e contava solo il marchio, era lo stesso comprare un falso che costava meno.

L’immagine, aspetto esteriore, apparenza presero il nome di “look”. Ma, oltre a essere superficiale, richiamava una maschera sociale, un travestimento.

Il look era legato al riconoscimento. Secondo Volli, fu uno dei simboli che provavano la dispersione del senso della moda: tutto, se era sostenuto da un’intenzione, poteva essere look.

Il look divenne un modo per ingannare, per celare la vera identità. Essa era nascosta, infatti, dall’apparenza che ci permette di non essere noi stessi.

Vittoria

anni Quaranta: Dior

 

Nel 1940 la Francia fu invasa dalle truppe naziste e molti stilisti stranieri abbandonarono la città.
Quando la guerra finì, lo stile degli stilisti francesi non era cambiato e continuavano a produrre linee ricercate, sete e pellicce lussuose.

Così la moda parigina fu considerata per la prima volta troppo raffinata e stravagante. Però non durò a lungo perchè le donne volevano tornare all’eleganza.

Il 12 febbraio 1947 Dior presentò la sua collezione nel salone di Avenue Montagne. Era un new look, il risveglio della moda.

Lo stile era scomodo, antiquato, lussuoso ed elegante. Diceva che era il vestito a disegnare la forma femminile e non l’incontrario.

Le spalle erano arrotondate, vita stretta, gonna ampia ondulata lunga al polpaccio, tacchi a spillo. Sotto portavano una sottogonna a balze in nylon.

La sottogonna sosteneva la gonna, era leggerissima semirigida e indeformabile. Portavano cappelli, guanti, semplici e pochi gioielli.

Si trattava della donna-clessidra e, per ottenerla, tornò il corsetto. Aveva la forma della guepièr inventata da Marcel Rochas nel 1946: fascia elastica stretta intorno alla vita con attaccate le calze.

Per realizzare tutto questo, la stoffa era molta. Così si rilanciarono il mercato e l’industria tessile, anche se molte donne non si potevano permettere un Dior.

La celebre frase dello stilista “la guerra ha dato alle donne le uniformi, io ho ridato loro la femminilità” dimostra che lui considerava la moda espressione di lusso ed eleganza.

Vittoria

Convivio 2010 moda e beneficenza

convivio 2010

convivio 2010


Da un’idea di Gianni Versace, con la collaborazione di nomi del calibro di Trussardi, Moschino, Missoni, Valentino, Dolce & Gabbana, Calvin Klein, Ferrè ecc… Arrivato alla decima edizione, la manifestazione che unisce moda, spettacolo, cosmetica e soprattutto beneficenza. Convivio 2010, dal 11 al 15 giugno a Milano. Una specie di mostra, incontro, mercato, esposizione, il cui unico scopo è quello di raccogliere fondi in favore della ANLAIDS, Associazione Nazionale per la lotta all’AIDS. Malattia di cui si parla sempre meno, in parte perché la ricerca e l’informazione hanno fatto passi da gigante nella prevenzione e nella cura, ma in particolar modo perché colpisce principalmente zone meno ricche del pianeta.  Come dice il sito ( www.conviviomilano.it ) : “convivio, attraverso la mostra-mercato, gli oltre 60.000 visitatori, gli Sponsor, i Testimonial e l’interesse dei media è un’occasione irrinunciabile perché di AIDS si continui a parlare”. Ricerca, volontariato, sostegno, informazione, prevenzione e progetto alcuni degli scopi della manifestazione e, ovviamente, della ANLAIDS ( www.anlaids.org ).

Riccardo Merli

Cambia il modo di vivere la terrazza

Il comun denominatore è la versatilità d’uso:poltrone,divani e minitavoli ideali sia per salotti disinvolti sia per terrazze e giardini. Interno-esterno,chiuso e aperto: è tutto un mondo di idee, progetti e soprattutto concetti che rispondono all’esigenza di aprire realmente la casa al verde e metaforicamente al mondo esterno. Aboliti quindi tavoli e sedie di plastica bianca e superati ance quelli in legno non trattato chela pioggia e il troppo sole rovinano nel giro di una stagione. Largo invece a nuovi materiali come la polvere di bambù pressata, il rattan sintetico o il poliuretano. Certo i prezzi sono più alti, ma se si pensa al doppio uso anche per l’inverno, all’interno di cucine o soggiorni, i costi sono ammortizzati. Intanto il mercato italiano dell’outdoor e gardering aumenta sempre di più.

Altro che gerani. I balconi vanno personalizzati come gli abiti. La nuova moda floreale è abbinare vasi che abbiano piante aromatiche come il timo, la liquirizia, la lavanda con fiori vintage tipo le ortensie antiche bianche. L’importante è raggrupparle,anche nello stesso vaso. In queste belle terrazze si svolgono anche numerose feste estive, dove le persone si possono godere un panorama meraviglioso. Chi non vorrebbe avere una casa con una mega terrazza da adibire per feste,eventi o occasioni speciali??? Penso tutti!!!Eh si che invidia…. Spero tanto un domani di poter avere un casa simile… E poter dire:” Anch’io ho una bellissima terrazza..volete venire a vederla???”. Nessuno si penserà troppo a rispondere… Un po’ tutti nella vita aspirano al meglio e a tutto ciò che ci fa essere diversi dagli altri.

Divina Recchia

La moda dei piccoli bimbi

2010… anche la moda bimbo si è evoluta. Ormai anche le nostre piccole creature vogliono avere un loro stile di abbigliamento. Non sono più le mamme che scelgono cosa mettergli su al mattino,come invece succedeva ai nostri tempi, quando non capivamo quasi nulla di vestiti. L’importante era essere vestiti in qualche modo.
Oggi i bimbi dell’era moderna, sono più svegli, furbi e innovativi, esoprattutto vogliono scegliere… Cosa che ai nostri tempi non accadeva. La parola scegliere era inesistente…. Ma come ci “conciavano” le nostre mamme?? Per fortuna che sono ricordi lontani. Oggi per i bimbi ci sono tantissimi stilisti che hanno prodotto delle collezioni esclusivmente per i piccoli, e hanno guadagni molto elevati perchè i bambini si devono vestire, e la moda junior si sta facendo una posizione importante nel mercato della moda mondiale.

Ci sono molte star del cinema e artista della musica che han creato delle loro collezioni per bambini,pensando ai loro figli in primis e poi a tutti gli altri bambini. Tra gli stilisti ricordiamo “Pitti Bimbo”, poi il brand “Naturapura”,che è un’azienda portoghese che fa abbigliamento per bambini con prodotti naturali, e la famosa collezione “Billionaire Junior”,della signora Elisabetta Gregoraci,moglie di Briatore,ecco da dove deriva il nome della sua collezione: dal famoso locale di proprietà del marito in Sardegna,la “Roy Roger’s” è una moda da bimbo che però guarda alla moda adulta, insomma un bambino con già l idee chiare per il suo futuro e “Pincopallino”,marchio bergamasco che produce vestiti di ultima generazione rifacendosi allo stile del pittore Monet.
Alla fine i bambini non sono nient’altro che dei piccoli uomini e delle picole donne del futuro.

 

Divina Recchia