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A CASA DEI SUOI PER LA PRIMA VOLTA… COSA INDOSSARE?

stile bon ton

E’ la prima volta che andiamo a casa dei suoceri?

Niente panico il buon senso ci aiuterà a saperci comportare, muove e soprattutto vestire!

Infatti se l’atteggiamento è fondamentale in queste situazioni è anche vero che l’abbigliamento gioca sicuramente la sua parte, una parte fondamentale!

Ebbene si, è proprio come in un colloquio di lavoro: la prima impressione è quella che conta!

Ed è proprio per questo che non possiamo permetterci di perdere la calma!

Quindi infiliamoci sotto la doccia e facciamoci una bella rinfrescata, dopo di che selezioniamo la mise più adatta.

Il consiglio in realtà è quello di avere già un’idea di cosa indossare, magari di aver fatto anche qualche “prova”, per non arrivare totalmente impreparata al fatidico giorno.

Infatti in quest’ultimo caso si può correre il rischio di cadere nell’angoscia dell’ultimo minuto optando poi alla fine per l’abito… che mettiamo tutti i giorni.

Per noi, questo è un giorno speciale e vogliamo essere perfette, dobbiamo esserlo!

Abbiamo fatto colpo su di lui ma sarà altrettanto facile farlo su i suoi genitori?

E a questo punto interviene tutto il nostro amore per la moda e… il bon ton!

L’abbigliamento ideale per un’occasione del genere, infatti, è sicuramente una mise sobria ma allo stesso tempo accattivante.

Come sempre dobbiamo far in modo di lasciare il segno e ciò che può aiutarci è sicuramente una bella camicetta con le ruches. Romantica e di classe è adatta a tutte le situazioni e si abbina perfettamente sia sui pantaloni che sulle gonne.

Ma fate molta attenzione: mai indossare mini! Potrebbero essere deleterie… soprattutto se si tratta di una famiglia all’antica!

Paola Di Giovanni

NEW LOOK TUTTO ESTIVO: VESTIAMOCI DI GIALLO!

coloriamoci di giallo

Diamo il benvenuto all’estate e vestiamoci di sole!

Nei negozi impazzano abiti dai colori più sgargianti, fa caldo, c’è sempre il sole e allora coloriamoci di giallo! Tutte le griffe per quest’estate rilanciano questo colore intramontabile, effervescente e tanto vivo.

Dagli abiti alle t-shirt, dalle gonnelline bon ton alle mini mozzafiato, dai bikini agli infradito tutto si colora di sole e porta con sé l’atmosfera dell’estate.

Giallo e “derivati” rivivono più forti che mai su tutte le passerelle e regalano vitalità e gioia ad ogni tipologia di abbigliamento. Le tonalità del giallo vengono riproposte di giorno, più chiare che mai, per ravvivare vestitini e shorts e di sera, sfociando nell’oro e nel bronzo, per rendere eleganti e indimenticabili i party più esclusivi.

Tra i tanti stilisti, Sonia Rykiel presenta, in esclusiva per H&M, una collezione tutta “sole” con completi gonnellina e maglia in filo colorati di giallo e arricchiti da righe blu con fiocchetti sul decolté: una vera chicca bon ton.

E ancora Yamamay propone costumi in bikini e culotte con le tonalità del giallo e dell’arancio, arricchite con pendagli etnici o fantasie geometriche.

Le scelta è veramente vasta in grado da soddisfare proprio tutti i gusti!

E per tutte le fashion victim da non perdere i pantaloni stile odalisca e i caftani: tocco glamour e insostituibile dell’estate 2010.

Paola Di Giovanni

COSTUMI 2010: IMPAZZA LA FASCIA

costumi a fascia

Finalmente estate! E’ tempo di indossare il costume e tuffarci tutte in mare!

Ma abbiamo aggiornato il guardaroba?

Quest’anno è ricco di novità, anche per la moda mare, a partire dal costume.

Sulle spiagge, e prima di tutto sulle passerelle, impazza un nuovo modello tutto made in USA: è la fascia.

Evocatrice dei tempi andati e della moda senza tempo delle dive anni 50, questo nuovo modello sta facendo impazzire le donne di tutte le età. Proposto da tutte le case di moda è glamour e di tendenza, sa essere bon ton e di classe ma allo stesso tempo anche fashion e tanto sexy.

Da Tezenis a Calzedonia, da Verde Veronica a Parah, tutte le marche, siano esse più o meno accessibili, propongono sia costumi due pezzi che interi con il pezzi superiore costituito da una classica fascia. Quest’ultima può essere rettangolare, in uno stile più sportivo e giovane, o nella forma a cuore, molto più elegante e appariscente.

Le fantasie proposte poi sono le più svariate. Si passa dalle tonalità forti dell’arancio e del fucsia, molto più adatte per le ragazze, alle fantasie geometriche ed etniche fino ai modelli più elegance e “maturi” come quelli del nero e del bronzo arricchiti con lavorazioni in strass, perline e Swarovski.

  Inoltre alcuni modelli presentano addirittura rifiniture in organza o pizzo.

Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche.

E, oltre il lato chic, come non apprezzare la comodità della fascia? Si tratta del sogno di tutte coloro che hanno sempre temuto “il segno del costume” o meglio quelle zone rischiosissime che se non abbronzate creano lo stacco bianco-nero del corpo visibile ad occhio nudo sulle spalle… insomma la vera e propria rovina di ogni mise da abito da sera!

Insomma, comodi e glam, cosa aspettate? Correte a comprarli!

Paola Di Giovanni

LE BALLERINE: UNO STILE BON-TON SENZA TEMPO

la varina di Ferragamo

Perfetto connubio tra eleganza e comodità, la ballerina è senza dubbio una delle calzature privilegiate da noi donne.

E’ l’ideale per le serate al mare o per aperitivi in città e incarna uno stile candido e dolce alla Greta Garbo. d’altronde rappresenta una moda senza tempo che è nata negli anni d’oro delle dive indimenticabili italiane e straniere, in quegli anni in cui mostrare anche soltanto il collo del piede faceva sognare…

Basti pensare all’inimitabile “varina” di Salvatore Ferragamo, la ballerina che ha fatto la storia e viene riproposta ancora oggi, a distanza di anni, come pezzo glamour e unico, uno status symbol che non ha paragoni, un modello inarrivabile che più case di moda hanno poi riproposto ma in modi diversi.

Infatti  è facile trovare sul mercato modelli diversi, di tessuti più o meno leggeri, impreziosite con swarovski, pietre, borchie  o strass, dalle tonalità più scure alle più chiare.

Inoltre i prezzi possono variare notevolmente. E’ ovvio che acquistare una Ferragamo non è stessa cosa che accontentarsi di una scarpa di boutique, i costi sono notevolmente diversi ma, come per ogni cosa, è anche la maison che fa la differenza e marca inevitabilmente il pezzo.

Cert’è che ormai è possibile trovare anche modelli molto più economici ma comunque graziosi e chic. Dunque anche per noi comuni mortali indossare ballerine preziose e decorate, magari che spuntino al di sotto di un jeans skinny e all’ultima moda, non è un’impresa impossibile.

Ovviamente acquistare una varina non è da tutti ma è anche vero che non tutti possediamo un portafogli adatto per potercela permettere!

Ma non ci dispereremo per questo… e poi, in fondo… chi si accontenta gode!

Paola Di Giovanni

FIOCCHI E ROUCHES: CHE PASSIONE!

Valentino

Questa è sicuramente la stagione giusta per tutte coloro che amano abiti e accessori impreziositi con fiocchi e rouches.

Queste ultime, via di mezzo tra plissè e balze, rappresentano un mix di dolcezza, classe e allo stesso tempo di seduzione e stile inconfondibile.

Onde leggiadre che regalano all’abbigliamento quel tocco in più di classe, ormai impazzano su tutte le passerelle.

Il genio che le propone più di ogni altro è sicuramente Valentino Garavani. Quest’ultimo le presenta indistintamente su abiti da sera, maglieria e persino borse e scarpe.

Si tratta di uno stile retrò che incuriosisce e si fa spazio tra le tendenze del momento diventando il simbolo di una moda senza tempo che ricorda le nostre dive degli anni d’oro del cinema e del pret-a-porter.

Anche Roberto Cavalli e Chanel, alla pari di Valentino, propongono abiti sinuosi che scivolano dolcemente sui fianchi delle modelle ammaliando e lasciando sognare.

E sulle passerelle, di pari passo con le rouches, ecco che appaiono anche i fiocchi!

Di tessuti morbidi e leggeri o più duri e intensi, spezzano le geometrie dei tubini e contribuiscono a rendere un semplice smanicato un preziosissimo abito bon-ton.

E così fiocchi di tutte le dimensioni spopolano sulle passerelle di Moschino, Mango, Marni e Prada.

Anch’essi figli di uno stile vintage incarnano uno stile di classe caratterizzante della donna di oggi: tenera ma aggressiva, in apparenza dura ma, nel profondo, tanto tanto fragile.

Paola Di Giovanni

Bon Ton nel lavoro

Lavoro

In ufficio si passano circa ottobre al giorno, perciò e uno dei posti dove maggiormente bisogna far uso della buona educazione. Un compagno di lavoro educato, anche se non brillantissimo, verrà sempre ricordato con maggior piacere di quello intelligente e pieno di idee, ma maleducato, rompiscatole e rumoroso. Ogni posto di lavoro ha le sue leggi, il nuovo arrivato deve inserirsi nell’atmosfera dell’ufficio cercando nel più breve tempo possibile di perdere l’aria della matricola. Cercare di essere gentili con i compagni di lavoro non vuol dire cercare subito di arruffianarsi il capoufficio o l’avvocato più importante dello studio legale, né tentare di fare comunella con l’impiegato che ha l’aria di saperla più lunga. Quando il nuovo assunto entrerà al suo posto di lavoro, ci sarà sicuramente qualcuno che si premurerà di presentarlo agli altri. Se questo non succede, sarà lui stesso a presentarsi. Se la nuova arrivata è una donna, gioisca pure dell’attimo in cui il caporeparto si alzerà per andarle incontro. Questo gesto gentile, ma non richiesto sul luogo di lavoro, si vedrà solo due volte: il primo giorno e l’ultimo. La donna in ufficio è un normale lavoratore, e come tale la trattano gli altri. Le cose da fare in ufficio sono poche e precise: lavorare e aspettare con pazienza il momento in cui la propria professionalità verrà riconosciuta e adeguatamente ricompensata, con cariche e denaro.

le cose da non fare sono invece tantissime: vi elenco le più evidenti, in cui forse riconoscerete il comportamento di molte persone, speriamo non il vostro.

Cristina Petrini

Bon Ton nel lavoro (2)

Impiegati

  1. Non usare il telefono con l’aria e la mentalità del bambino che può farsi impunemente una scorpacciata di marmellata. Le telefonate private sul lavoro dovranno essere brevi ed essenziali, come quelle che ricevete dall’amante in  presenza della moglie.
  2. 2. No arredate la vostra scrivania. Metteteci lo stretto indispensabile e cercate casomai di tenerla ordine. Cornici,piante,ricordini molte volte invece di rendere la scrivania allegra la rendono comica.
  3. 3. Non raccontare le barzellette. E’ difficile che facciano ridere e sono un metodo poco sicuro per farsi “strada” anche quando uno fa il comico.
  4. 4. Se siete donna,non fatelo pesare né sottolineando la vostra avvenenza né accusando debolezze e malesseri. Una donna che lavora mira ad essere un uomo di successo.
  5. Non ricevete parenti e amici se non avete un ufficio vostro e soprattutto una ragione importante.
  6. Non scavalcare mai il diretto superiore. Seguire ligiamente la via gerarchica è un modo sicuro per non farsi dei nemici a vita.
  7. Non scaricate le responsabilità di un lavoro malfatto su n collega. Lui non tarderà a riservarvelo stesso trattamento e una piccola disattenzione diventerà un affare di stato.
  8. Se siete donna, non tentate di far carriera passando per il letto del capoufficio. Se siete un uomo non tentate di far carriera passando attraverso la sezione del partito. In ambedue i casi forse farete carriera, ma tutti sapranno perché. E, quando il capoufficio andrà in pensione e il partito in minoranza, vi ritroverete senza carriera, senza amici e con un curriculum di maldicenze più cospicuo della liquidazione.
  9. Non cercate di diventare grandi amici del capoufficio. Sarà poi più facile per lui dirvi: “In nome della nostra grande amicizia ti chiederei di rinunciare alle ferie”: “visto che siamo così amici, non puoi non capire che la situazione è difficile….”.Raramente il capo amico finisce col dire “Ti aumento lo stipendio”. Gli stipendi aumentano per riconosciuta professionalità  e non per riconosciuta amicizia.
  10. Se fuori dall’ufficio avete una brillantissima vita sociale, non perdetevi la mattina nel raccontare le spiritosate dell’onorevole  o del signor conte. Perderete tempo e guadagnerete solo nemici.
  11. Se siete in pensione, non andare continuamente a trovare il vostri colleghi soffermandovi u commenti come “non sei cambiato” o “stai mettendo su pancia”. Lasciate di voi un bellissimo ricordo e, se proprio dovete, fate visite rapide e intense.

Cristina Petrini

Bon Ton nel lavoro (3)

Capi

I capi hanno molti diritti ma anche precisi doveri di comportamento, qualunque sia il modello prescelto, che generalmente oscilla fra due poli .Anzitutto, il modello “all’inglese”:  vestito scuro,scarpe Church marrone brunito, camicia a righe, cravatta tinta unita, tutti dettagli moda che vogliono dire gentilezza distante, collera fredda, minuti contati, ufficio enorme e disadorno, incontri brevi perché sempre una aereo per New York che lo aspetta o un contratto da firmare. Oppure modello “all’italiana”: vestito trasandato, molti ricordi dell’operaio che era, collere violentissime, grandi generosità in nome dell’azienda e della gente che lavora. Prima esistevano solo questi due tipi di capo. Adesso avanza e piace da morire il capo della new economy che ti dà del tu, ti sorride, ti incentiva, ti lusinga ma non esita a fregarti se questo gli conviene. In tutti i casi, di qualsiasi tipo sia, ricordarsi che il capo è un soggetto infido, di cui non bisogna fidarsi. Fate in modo che lui abbia molto bisogno di voi, e voi pochissimo di lui. Sarà questo l’unico modo per arrivare al successo. Quanto al capo, a qualunque genere appartenga, i doveri saranno uguali. Paternalista, amicale o  freddo, si ricordi  che chi lavora per lui molte volte è l’artefice della sua fortuna. Se ha concesso un appuntamento a un dipendente, non interrompa continuamente la conversazione per rispondere al telefono. Avverta la segretaria di chiamarlo solo per questioni importanti. Ascolti chi ha davanti e non dia l’impressione di essere interessato solo a concludere “l’udienza”. Se chi gli sta davanti è un suo collaboratore, il capo non si alzerà né quando entra né quando esce. Se invece si tratta di appuntamenti esterni, accompagnerà alla porta il visitatore.

Cristina Petrini

Bon Ton nelle comunicazioni (2)

Lettera anonima

Una lettera e il suo contenuto dipendono dalla sua firma. Chi non trova il coraggio di porla in fondo alla missiva trovi anche il coraggio di non scriverla. Le lettere anonime non si spediscono e non si leggono. Si cestinano, Esattamente come chi ha la fama di scriverle.

Lettere

Vale più una lettera di dieci telefonate e di venti e-mail .Un messaggio, un biglietto, una parola scritta sono molto più significativi di qualsiasi cosa detta a voce. Naturalmente si scrivono al computer solo le lettere d’affari .chi lo adopera per missive d’amore e d’amicizia si deve scusare di non aver scritto a mano. Ci sono però due casi in cui lettera e biglietti vanno scritti a mano : i ringraziamenti in caso di regali e di ospitalità e le lettere di condoglianze.

Indirizzo sulla busta

Alla coppia vecchio stampo, cognome di lui facendo precedere il nome del signore a quello della signora. Es.: Carlo e Luisa Bentivoglio. Alla signora vecchio stile, usare pure signora. Altrimenti basterà il nome e cognome. Se va invece a un professionista, il titolo professionale abbreviato precederà il nome. per rapporti epistolari di amicizia, niente titoli sulla busta  ma solo nome e cognome. Se vedete un’abbreviazione N.D. vuol dire nobil donna, se invece N.H. vuole dire nobil

uomo.: entrambe molto usate al Sud, poco al Nord.

Linguaggio

Attenti a quel che dite.”Ho un buon feeling con Elisa” è una frase che pronuncia solo un italiano.In Inghilterra e in America, anche con l?elisa migliore, nessuno lo direbbe mai. E’ insomma un dialetto italanglo che non trova corrispondenti nel paese di nascita della parola. Visto che tutti i feeling che noi proviamo lasciano esterrefatti le persone di lingua inglese tanto vale eliminare quel vezzo anglofilo, casereccio, che invece di una persona che sa le lingue fa orecchiante di una platea sbagliata. Molto in voga anche il farsesco modo di dire: ho un buon rapporto con …La conversazione non è una seduta analitica ed è li. solo lì, che si approfondiscono i rapporti. Con….Luisa,Laura,Giovanni o Gerardo si va d’accordo., ci si trova bene, si ha un eccellente collaborazione di lavoro. I vocaboli dell’analisi trasferiti nella vita di tutti i giorni hanno un effetto esilarante che non aiuta a creare un buon rapporto con nessuno. Altro vezzo linguistico da scantonare è l’abusato “diciamo”. Esempi: Ho sentito le sirene dei pompieri. E’ successo qualcosa?”Diciamo che brucia la Rinascente”. E’ vero che la moglie dell’avvocato ha perso la testa per un ragazzo di colore, conosciuto nel loro ultimo viaggio a Cuba?”Diciamo che sono scappati insieme e che lei è incinta”.

Il signore, la signora, lo studente e la studentessa che diciamo hanno un buon feeling fra loro, ma certo niente a che vedere con il buon rapporto che hanno con i loro amici, sono sicuramente quelli che quando tornano da un viaggio fanno questo genere di racconti: “ Abbiamo visto quei tramonti indimenticabili. Visitato quelle ville sontuose .E trovato quell’albergo dei nostri sogni, con quel servizio impeccabile”. Quelli che non sono sfiniti dalla noia al primo “quel”, non  possono che replicare: “Quale,Quale?” I racconti dei viaggi, a meno che non siano tramutati in favole per addormentare i più piccini, devono essere sobri, ma per quanto possibile precisi.

Se il ceto medio ha feeling e buoni rapporti, i ragazzi sono affezionati a “un attimino”, e chi vuol fare l’intellettuale sparge intorno a sé continui “peraltro, quant’altro,sovente.”

Il linguaggio ci rappresenta, ci racconta, ci promuove,ci rimanda.

Cristina Petrini

Bon Ton in società (3)

 Iniziali

Da quando per i “grandi della moda” le iniziali sono diventate un marchio di fabbrica, quella che ra una raffinatezza di pochi si è trasformata in un uso dissennato quanto spersonalizzante.

le iniziali da usare sono solo le proprie e anche quelle in modo discreto. Le userà la ragazza da marito per impreziosire le lenzuola e la biancheria del suo corredo. Le useranno la signora e il signore per i loro fazzoletti di lino-

Iniziali sulle camicie da uomo

Prima erano un segno di casta: quelle cifre evidenziavano coloro che si facevano fare le camicie su misura. Adesso che le camicie generalmente si comprano fatte, la civetteria di farsi aggiungere le cifre è solo fine a se stessa. Ogni gentiluomo possiede nel suo guardaroba qualche vecchia camicia, con le sue iniziali. Sono un elegante segno del passato, oggi attuale come i maggiordomi e i camerieri con i guanti bianchi. Lasciate perdere anche se avete tanti soldi, troverete sicuramente un modo migliore per spenderli. Non dimenticatevi però che la camicia si cambia tutti i giorni. Se è possibile. se avete un impegno serale, anche due volte al giorno. Non pensate che le camicie scure, blu,grigie, rosse,rosa,verdi,durino di più: è una questione di freschezza. Una freschezza che si vede e si sente. Ultimamente, dopo il periodo del rigato, sono tornate di gran moda le camicie bianche, piacciono soprattutto ai giovani quarantenni. I quarantenni che possono permettersi di cambiarsele: immacolate ogni giorno.

Invito

Il modo più semplice e più usato per fare un invito è quello telefonico. Vi sono padrone di casa coraggiose che per un cocktail fanno anche sessanta telefonate. Quanto più  è importante è l’invito, tanto prima devono partire le telefonate: il minimo è una decina di giorni prima.

Si dovranno precisare l’ora, il giorno, e l’occasione per cui il ricevimento viene fatto.

L’invitato non deve essere messo nella situazione di chiedersi perplesso se va a una cena seduta di quindici persone o una cena in piedi di sessanta. Dalla quantità di persone e dall’ora di inizio del party dipenderà infatti il modo di vestirsi. Se gli invitati superano le cinquanta persone, è da preferirsi la formula più pratica dell’invito scritto. Se a dare la cena è una singola o un singolo, meglio invece ripiegare sul telefono: Esempio del biglietto scritto che farete stampare da un tipografo di fiducia:

Andrea e Francesca Sperelli

in casa per…………

il giorno ……. alle ore…..

r.s.v.p.  Milano-  via vivaio,1

 

Cristina Petrini