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MODA: ABITI ECOLOGICI

abiti ecologici

Quando si parla di prodotti eco-sostenibili si pensa subito a prodotti di genere alimentare come possono essere il caffè, lo zucchero, l’olio…

Infatti i primi prodotti che si sono presentati sul mercato con tale etichetta sono proprio questi ultimi.

Ma oggi giorno la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto delle persone sono alla base anche di nuovi campi di applicazione.

Ed ecco che con grande novità il concetto di “ecologia” si applica anche nel campo della moda.

Ma come si fa a capire se un abito è realmente ecologico?

La risposta può sembrare molto semplice ma in realtà non è così in quanto a livello normativo sia italiano che europeo non c’è un sistema di riferimento chiaro e preciso.

Per prima cosa è opportuno individuare il tessuto: infatti è consigliabile orientarsi su tessuti naturali quali il lino, il cotone e la canapa.

Inoltre, il colore naturale del tessuto potrebbe essere un segnale dell’”origine ecologica” in quanto il trattamento per fissare e tingere i tessuti è abbastanza inquinante a causa dei mordenti utilizzati.

In secondo luogo bisogna rivolgere l’attenzione sui marchi che danno garanzie come: Pura lana vergine e Fair Trade (il marchio di garanzia del Commercio Equo e Solidale gestito in Italia da Fairtrade Italia che nasce come consorzio senza scopo di lucro).

Proprio quest’ultimo chiede ai produttori di rispettare standard ecologici ma solo per quanto riguarda l’utilizzo di materie prime e non per la fattura.

Quindi anche in questo caso risulta molto difficile monitorare tutti i passaggi della lavorazione.

Per questo motivo oggi giorno i concetti di ecologia, sostenibilità e etica risultano essere sempre più interconnessi e,come sempre… non resta che fidarsi!

Paola Di Giovanni

COSTUMI 2010: IMPAZZA LA FASCIA

costumi a fascia

Finalmente estate! E’ tempo di indossare il costume e tuffarci tutte in mare!

Ma abbiamo aggiornato il guardaroba?

Quest’anno è ricco di novità, anche per la moda mare, a partire dal costume.

Sulle spiagge, e prima di tutto sulle passerelle, impazza un nuovo modello tutto made in USA: è la fascia.

Evocatrice dei tempi andati e della moda senza tempo delle dive anni 50, questo nuovo modello sta facendo impazzire le donne di tutte le età. Proposto da tutte le case di moda è glamour e di tendenza, sa essere bon ton e di classe ma allo stesso tempo anche fashion e tanto sexy.

Da Tezenis a Calzedonia, da Verde Veronica a Parah, tutte le marche, siano esse più o meno accessibili, propongono sia costumi due pezzi che interi con il pezzi superiore costituito da una classica fascia. Quest’ultima può essere rettangolare, in uno stile più sportivo e giovane, o nella forma a cuore, molto più elegante e appariscente.

Le fantasie proposte poi sono le più svariate. Si passa dalle tonalità forti dell’arancio e del fucsia, molto più adatte per le ragazze, alle fantasie geometriche ed etniche fino ai modelli più elegance e “maturi” come quelli del nero e del bronzo arricchiti con lavorazioni in strass, perline e Swarovski.

  Inoltre alcuni modelli presentano addirittura rifiniture in organza o pizzo.

Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche.

E, oltre il lato chic, come non apprezzare la comodità della fascia? Si tratta del sogno di tutte coloro che hanno sempre temuto “il segno del costume” o meglio quelle zone rischiosissime che se non abbronzate creano lo stacco bianco-nero del corpo visibile ad occhio nudo sulle spalle… insomma la vera e propria rovina di ogni mise da abito da sera!

Insomma, comodi e glam, cosa aspettate? Correte a comprarli!

Paola Di Giovanni

fine ottocento: abbigliamento femminile

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Nell’abbigliamento femminile, alla fine dell’800, i cambiamenti furono molti.

La crinolina scomparve pian piano. Verso il 1860 si spostò dietro diventando sellino o pouf. Fu Worth l’artefice di questo cambiamento, mettendo in evidenza il posteriore.

Le gonne erano due: una dritta fino ai piedi e l’altra più corta e più larga e veniva sollevata per raccoglierla sul sellino.

Man mano la gonna continuò a cambiare finchè nel 1880 tornò a dominare la forma del corpo. All’inizio del ‘900 scomparirà del tutto.

Il busto all’inizio si allungò fino alle cosce, poi sotto il seno e infine circondava solo i fianchi.

L’abito poteva essere intero (princesse) o in due pezzi (giacca e gonna). La borghesia aveva diversi tipi di abiti. Per la sera la princesse era scollata e senza maniche, il pomeriggio era in seta o panno.

Gli abiti per la villeggiatura erano in cotone bianchi o a pois, mentre quelli da viaggio erano in velluto scuro. Si introdusse il tailleur o vestito alla mascolina per la mattina.

I copricapi erano obbligatori fuori casa in feltro o in paglia con fantasie e decorazioni. Ne partiva un tipo di velo (veletta) che copriva viso e collo.

Usavano la veste da camera per ricevere a casa, le mutande si accorciarono colorate di chiaro. Le calze erano nere e le scarpe avevano tacchi. Si usavano i guanti.

Si prendevano molta cura dell’igiene e la pelle doveva essere bianchissima. I capelli venivano sollevati e avvolti in boccoli. Si tingevano solo se bianchi.

Vittoria

ottocento: dallo sport alla moda

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Nella seconda metà dell’800 lo sport fu sempre più diffuso e coinvolse anche le donne. L’abbigliamento sportivo da sempre ispira la moda e rese l’abito più pratico e disinvolto.

Infatti nelle attività come villeggiatura, viaggi, sport, tempo libero l’abbigliamento doveva essere adeguato e spesso lo si prendeva da quello da lavoro del popolo.

Però non erano usati direttamente perchè non si doveva capire da dove venissero. Andavano tagliati con raffinatezza, poste delle rifiniture e colori particolari.

Più avanti l’abito usato per lo sport si diffuse anche al di fuori di questo. Ad esempio, la redingote (abito da lavoro) fu utilizzato dagli aristocratici per la caccia e l’equitazione e più avanti anche nell’uso comune.

I segni di prestigio per nascondere la provenienza dell’abito erano colorazioni, stemmi e ricami del proprio circolo.

Per navigare si indossavano giaccono di marinaio, per la caccia la giacca Norfolk e  i pantaloni alla zuava. Il ciclismo creò una tenuta fatta di pantaloni aderenti e corti al ginocchio, giacca militare stretta e un piccolo copricapo.

Per gli uomini lo sport era un settore dove mostrare la propria vanità, invece per le donne era prima di tutto una liberazione.

Infatti anche per loro nacquero abiti più comodi e pratici, i primi costumi. Ma la vera liberazione fu nell’abito da ciclista: calzoni enormi, stretti alla caviglia e a volte ricoperti da una gonna.

Vittoria

ottocento: gli anni di Napoleone

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In Francia, con le campagne di Napoleone le vittorie e lo splendore della corte, tornarono il lusso e i tessuti sfarzosi le pelliccie pregiate e i costosi gioielli. Anche Napoleone amava avere una corte sfarzosa.

Il semplice abito bianco fu ora arricchito di grembiuli in pizzo, ricami d’oro e argento, con una tunica corta aperta davanti. Sotto indossavano una camicietta ornata. Le maniche venivano decorate coi gonfiotti.

Tornarono i colori come iris, turchino, giallo, croco. I cappotti erano la redingote e un nuovo soprabito (spencer) una giacca militare con maniche lunghe colletto e paramani. L’abito era drappeggiato di scialli in cashmere.

Per dare più lavoro, si lanciò il consumo di lusso con velluto e seta. Le acconciature rimasero semplici: la chioma veniva sollevata e fatta aderire alla testa con nastri e galloni oppure venivano fatti ricadere sul volto con riccioli.

I copricapi erano piccoli, tranne quello “alla pamela” che aveva una larga tesa che incorniciava il viso. In questi anni la moda fu abbastanza stabile, ma la moda maschile andò verso il rigore e la semplificazione.

Per gli uomini c’era la “moda pastorale” con cappello a cilindro, cravatta piccola, giacca, gilet, pantaloni lunghi con tasche diagonali.

Il corpo femminile tornò a coprirsi e tornerà anche il corsetto. Ma la moda, d’ora in poi, partirà sempre dal basso perchè artigiani commercianti intellettuali (praticamente i borghesi) volevano affermare il proprio gusto.

Vittoria